venerdì 10 aprile 2009

SORVEGLIATO MENTALE

PRENDERE O NO LO PSICOFARMACO
Assumere o no una sostanza psicoattiva, un neuroplegico, come ogni altro farmaco è e deve rimanere un fatto e una questione del tutto personale. In ogni caso è sempre meglio avere quanta più consapevolezza possibile su quello che si sta o no prendendo. Molta è la pubblicità commerciale e acritica a favore degli psicofarmaci. Mentre la conoscenza degli effetti collaterali rimane monopolio custodito e manipolato di chi li prescrive, "SORVEGLIATO MENTALE" vuole essere un manuale d'uso e di divulgazione sui danni che può provocare un farmaco normalmente prescritto con una promessa d'aiuto.
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«La psichiatria non è un settore della medecina, ma della criminologia e i suoi rimedi servono a controllare; non solamente chi manifesta più di altri la propria incompatibilità con le regole di qualunque tipo, ma i milioni di persone indotte a rivolgersi agli psicofarmaci, per sedare gli effetti di frustrazioni, stress, rabbia e quant’altro affligge la loro vita.
L’introduzione e l’enorme diffusione sul mercato di nuove molecole psicoattive, il dilagare della psico-medicalizzazione su fasce della popolazione sempre più ampie sono forme di controllo importanti e pericolose che si tende a sottovalutare relegando il problema al mondo dei matti. Non può essere così quando si conoscono i dati di quanti consumano farmaci psicoattivi, o quando la lobby medico-farmaceutica tenta di introdurre l’uso di psicofarmaci per ragazzini vivaci.
I farmaci capaci di “riportare alla normalità” la vita alienata e la gravità dei danni prodotti da alcuni di essi hanno reso urgente la pubblicazione di SORVEGLIATO MENTALE, curato da Maria Rosaria D’Oronzo (Telefono Viola di Bologna) e Paola Minelli (Collaboratrice Osservatorio Salute Mentale)


«Gli psicofarmaci sono droghe commercializzate in farmacia che oltre a essere spacciate ipocritamente come “terapeutiche”, sono spesso introdotte coercitivamente nel corpo delle persone in difficoltà, del diverso, di chi non si adatta.
L’enorme diffusione sul mercato di molecole psicoattive, il dilagare della psicomedicalizzazione su fasce della popolazione sempre più ampie, la divulgazione di studi circa la gravità dei danni prodotti da alcuni psicofarmaci hanno reso urgente il rifacimento di Effetti Collaterali, testo originariamente curato dal Telefono Viola di Milano, ora rivisto e ampliato.
Il proposito è quello di fornire strumenti per l’autodifesa dalla psichiatria in un’ottica realista, in cui sarebbe di scarsa utilità parlare di psicofarmaci decontestualizzandoli dall’ambito in cui sono usati. Il libro si propone come una guida di autodifesa o di uso consapevole degli psicofarmaci, in un’ottica di rifiuto della terminologia medico-psichiatrica e delle sue pratiche psico-poliziesche.

CONTENUTI
Effetti collaterali sulla società, sull’individuo, sul corpo, sulla sua esperienza e come disfarsene. Effetti collaterali di ogni psicofarmaco.
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Comunque la pensiate su “Psichiatria”, “Dipartimento di Salute Mentale”, “Malattia mentale”, “Disagio Relazionale”, su “Anti-psichiatria”, su “Trans-psichiatria” e su quella che viene comunemente chiamata “sofferenza mentale”, Sorvegliato Mentale è un libro da leggere. Tanto più in un momento in cui l’informazione dai “non-luoghi” dell’istituzione del male mentale ci proviene esclusivamente dall’Anti-psichiatria istituzionalizzata, dalla Psichiatria riciclata, dall'industria dello psicofarmaco.
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Paola Minelli e Maria Rosaria D’Oronzo

SORVEGLIATO MENTALE

Effetti Collaterali degli Psicofarmaci

Manuale d’uso

Edizione Nautilus, Torino, marzo 2009
Potete richiedere il libro a:

NAUTILUS, C.P.1311, 10100 TORINO
nautilus@ecn.org
http://isole.ecn.org/nautilus/


sabato 31 gennaio 2009

MORTE DI GIUSEPPE CASU

Né delitto né castigo ma solo logica delle utilità
Alla faccia di ogni Diritto dei Cittadini, anche Casu è morto in Trattamento Sanitario Obbligatorio. Alla salute della retorica dei Diritti del Cittadino, i tribunali produrranno, quale che sia, anche in quest’occasione una verità di Stato. Quell’ambulante, abusivo pure lui secondo il Diritto dell’Economia, solo occasionalmente s’era imbattuto in quei sanitari. La stessa tragedia sarebbe potuta accadere in qualsiasi altro Dipartimento e per mano delle più progressiste Psichiatrie riformate. Per noi rimane non una questione di Diritto dei Cittadini. Il Diritto c’entra solo per mantenere una istituzione la cui prioritaria tensione è il controllo sociale. È in questa prospettiva che si muove l’ulteriore vergognosa sceneggiata delle udienze galoppanti. Se a qualcuno stiamo parlando, stiamo forse parlando a degli stupidi?

GIUSEPPE CASU


VERSO UNA VERITÀ E UNA GIUSTIZIA DI STATO

Che si dice di quella morte al gennaio 2009.

Solo un riporto.

Per la morte di Giuseppe Casu avvenuta nel 2006 in un Dipartimento di Salute Mentale, al gennaio 2009 ancora non si ha né verità né giustizia. Le troveranno e saranno solamente una verità e una giustizia di Stato come il Diritto dei Cittadini vuole. Vi proponiamo una sintesi della raccolta di informazioni relative alla commedia che si sta recitando sulla scena di tribunali di Stato a colpi di udienze ma essenzialmente a colpi di frantumazioni della dinamica complessa ma unitaria della morte di Casu in tanti momenti scollegati uno dall’altro fino a far perdere il senso del loro essere e appartenere ad un’unica dinamica, quella delle relazioni di dominio e della logica delle Utilità che trovano espressione anche nell’Istituzione del Male Mentale.

giovedì 22 gennaio 2009

CON LA BENEDIZIONE DEI DIRITTI DEI CITTADINI




UDIENZA PER LUCA GAMBINI
Nel pieno Diritto dei Cittadini
è morto anche Luca Gambini
A fine Dicembre 2007 Luca Gambini muore presso Dipartimento di Salute Mentale dell’ospedale Monteluce di Perugia.
Luca, 29 anni, di San Giusto (PG) era ricoverato presso l’SPDC (Reparto psichiatrico di Diagnosi e Cura). Ricoverato già dal 16 Novembre, il 29 Dicembre ingerisce del Metadone trovato nel repartino e muore il mattino del giorno dopo. La Magistratura apre un’inchiesta.
Tra le mille contraddizioni di sostenitori e oppositori della Salute Mentale, i servizi dei Dipartimenti continuano ad ignorare il rispetto anche di quelle pur criticabili leggi che costituiscono il Diritto del Cittadino in Salute Mentale con relative conseguenze nefaste. Per i sostenitori, responsabile è la “malattia” con annessi e connessi. Per gli oppositori, responsabile è “la Psichiatria”. Mentre si lancia il dado delle attribuzioni di responsabilità a seconda del carro sul quale si è trasportati, i Ministeri della Salute dei più diversi e variopinti Governi continuano a garantirsi la gestione del dominio vendendo servizi che più che della Salute sono servizi di morte. Sanitari, amministratori, Governi, Cittadini, utenti, Diritto? Nessuna responsabilità da attribuire loro, quanto ad una pregressa Psichiatria, all’idea che noi abbiamo di essa o a quella che abbiamo di una “malattia” della quale gli stessi medici che la diagnosticano ancora oggi non sanno dirci più di tanto.
In tal modo, più che servizi per la Tutela della Salute Mentale, lo Stato garantisce i servizi dell’Istituzione del Male Mentale che, rimasti nella logica dell’autoritarismo manicomiale di sempre, continuano a produrre morte più che salute.
È certamente un problema interpretare, in un modo o nell’altro, le problematiche del Disagio Relazionale ma, se una “malattia” ha portato Gambini in un reparto di un Dipartimento di Salute Mentale, il problema emergente è che, ancora oggi i Governi ci fanno pagare istituzioni dalle quali, una volta entrati, è difficile uscirne vivi.
Il Ministero della Salute, sotto tutti i Governi, al suo Cittadino che per un qualche motivo va a finire nei servizi del Dipartimento di Salute Mentale, da Palermo a Trieste garantisce un incremento di sofferenza che supera quella stessa attribuita alla “malattia”. Il grigiore del Diritto, che garantisce tutto ciò, qualche volta arriva al lutto della morte. E non si ferma. Con i metodi del Diritto e della Giustizia stanno riproponendo l’apertura di istituzioni solo diversamente manicomiali.
I servizi del Dipartimento di Salute Mentale, anche a trent’anni dalla “180” sono accusati di adottare trattamenti inumani nei confronti degli “utenti” e delle persone ricoverate in particolare. Lo stesso Diritto che consentì alla Psichiatria di essere il massacro che è stata, fino a costituire l’opportunità di riciclarsi nei servizi della Salute Mentale nella pluralità di Psichiatrie diverse e che consente ai Dipartimenti di adottare i “trattamenti” autoritari attuali nonostante il Diritto della “180” non è strumento al servizio dell’emancipazione e della libertà degli individui.
Ai famigliari di Luca un’udienza preliminare fissata per il prossimo 5 marzo dovrà fare chiarezza sulla morte del 29enne sangiustinese e forse la farà. Per noi nessuna inchiesta di Stato né nessun Diritto del Cittadino saranno mai le nostre ragioni.
La Redazione
«Progetto Contraria-Mente»

venerdì 16 gennaio 2009

MANICOMIO IN MOSTRA


manicomio in mostra

YVONNE DE ROSA

“CRAZY GOD”

Pazzo di Dio

a cura di


Alessandra Masolini


13 Dicembre 2008 – 2 Febbraio 2009


Palazzo delle Arti Napoli - Palazzo Roccella Via dei Mille, 60 - 80121 Napoli


giorni feriali: 9.30 > 19.30 festivi: 9.30 > 14.00 chiuso il martedì


La relazionalità autoritaria e di potere della quale quei luoghi e quelle foto sono ancora segno e testimonianza è stata ereditata e riproposta totalmente nel Dipartimento come terapeutica.

giovedì 15 gennaio 2009

PAZIENTE CITTADINO RIBELLE






In un’intervista ad Antonucci su Nautilus il diritto di decidere al Cittadino riconosciuto dai Diritti Umani. C’è bisogno a dirlo? La Chiesa di Scientology si muove nella stessa logica di potere che ha governato l’Istituzione Psichiatrica. Non sempre una diversa coscienza trova la sua occasione in una coscienza diversa. L’attualità del processo di psichiatrizzazione ci chiede una decisone, libera per carità, tra la logica di potere del Diritto del Cittadino e l’antiautoritarismo dell’autogestione delle lotte. Il Diritto ha accompagnato e sostenuto tutte le Psichiatrie tra la pratica del calcolo e l’incompatibile relazionalità empatica. Se ciò che mi fa vivere mi fa anche morire è diverso l’uso della sostanza in una logica di potere dal suo uso all’interno di una relazionalità empatica antiautoritaria. Sia dentro che al di fuori dell’Istituzione, le sostanze psicoattive della categoria psicofarmaci vengono usati generalmente più che in una prospettiva di liberazione e di emancipazione nella libertà dell’individuo in maniera oppressiva, ostacolando così, fino ad inibire totalmente, la funzione positiva e benefica che una sostanza psicotropa può avere. Anche, e soprattutto, al di fuori dell’istituzione propriamente detta, lì dove è minore il suo controllo diretto e dove il Cittadino sembra potere decidere ma anche decidere liberamente come partecipare dell’autocura e dell’autoguarigione e può accedere più facilmente alla sostanza, gli psicofarmaci svolgono un’azione repressiva attraverso un mercato sempre più in espansione. Un’azione subdola ed estesa, tesa col suo controllo a conformare gli individui agli aspetti più mortali dell’ambiente, all’Economia, alla Politica, alle utilità, fino a portare alla conclusione, funzionale al potere, che la “devianza”, la “malattia”, il cattivo e mal funzionamento della nostra personalità abbiano a che vedere e dipendono totalmente da come noi siamo fatti intimamente, tagliando, di fatto, ogni loro rapporto con la relazionalità che manteniamo con il nostro ambiente; che non dipendano tanto da una reazione ad una pressione ambientale intollerabile e che devono essere considerati e curati come sintomo dei nostri fattori “interni”. Anche lì dove una relazione tra noi e l’ambiente è teorizzata, sia all’interno che all’esterno dell’Istituzione, la sostanza continua ad essere utilizzata come strumento di controllo sociale. Anzi una tale interpretazione ha allegerito le Psichiatrie e gli psichiatri di tanta responsabilità. Oggi lo psichiatra dice: io sono un medico, mi trovo di fronte ad una “malattia”, mi occupo della cura e terapia della malattia; degli aspetti sociali della “malattia” se ne deve occupare la politica e lo Stato. Anzi, proprio perché né la politica né lo Stato se ne occupano a partire dall’odierna epistemologia e dalle odierne conoscenze, io, da solo, più di quanto faccio non posso fare. Un tale controllo, le cui implicazioni non sono oggetto di trattazione nelle presenti note, è realizzato essenzialmente anche grazie al Diritto del Cittadino, alla decisione del Cittadino. Fino ad oggi è il diritto che governa le Psichiatrie e il Dipartimento. Altra cosa è la sostanza psicoattiva in un progetto autogestionario di distruzione della relazionalità di potere in tutti i suoi oggetti e in tutte le sue realizzazioni, Diritto compreso. Antonucci in un’intervista su Nautilus pone al centro delle problematiche anti-psichiatriche il Cittadino a cui i Diritti Umani hanno concesso la facoltà di decidere. Quello che la Medicina e le Psichiatrie dipartimentali chiamano “consenso informato”. Con Antonucci le Psichiatrie e l’Anti-psichiatria s’incontrano nel consenso informato. Al di là di una critica in camicia di forza. Al di là di un’Anti-psichiatria residua un movimento in una prospettiva autonoma, antiautoritaria, autogestionaria delle lotte. La relazione empatica nella sua inutilità è immediata distruzione della relazione di potere e di dominio a partire dal dominio del Diritto.

venerdì 14 novembre 2008

RIMINI - DANNO FUOCO AD UN BARBONE



LA LOGICA DELL’ECONOMIA

NON HA POSTO PER CHI NON HA NIENTE

La logica delle utilità trionfa sulla disperazione giornaliera delle persone e sulla morte dei più deboli. A Rimini hanno dato fuoco ad un barbone. Al di là dell’imbecillità di qualche idiota che tenta di passare alle cronache come assassino, la pratica della persecuzione dei senza fissa dimora appare come un vero e proprio fenomeno dell’Economia. Una pratica che accomuna i Governi, anche quelli italiani, e gli elettori di quei governi. Certe cose, certi oggetti, certe azioni, certi individui sono veramente inutili per l’Economia per la quale rappresentano un serio pericolo. Per questo vengono attaccati doppiamente: prima come prodotto impresentabile della stessa Economia, quindi come prodotto che si rivolge contro la stessa Economia. I prodotti, le cose di una contraddizione di morte. In una dimensione economica mentre il Governo tenta di cavare utile anche dalla inutilità di un barbone o di un senza fissa dimora, l’intolleranza fatta cultura suggerisce di buttarli a mare, le teste vuote fasciste e l’imbecillità senz’altro titolo propongono il fuoco. All’interno di una relazionalità alla cui base troviamo la filosofia dell’Economia si sviluppano i comportamenti più aberranti e le azioni più atroci di alcuni individui contro altri. Quell’idiota che gli ha dato fuoco sta mostrando al mondo intero proprio quello che col suo gesto assassino voleva nascondere: l’importanza rivoluzionaria e la pericolosità che per il Capitale hanno le scelte e le azioni delle inutilità. La cultura dell’Economia è anche cultura dell’intolleranza. Se è urgente il fuoco è importante e necessario promuovere le relazioni delle inutilità e bruciare quelle delle utilità. L’Economia tiene a bella mostra i suoi oggetti utili. Un “Clochard” non è tra questi. Faremmo volentieri a meno degli utili idioti nelle mani del regime. Agli assassini auguriamo sempre una palla in fronte. Faremmo volentieri a meno anche del ritmo incalzante dell’invenzione di sempre nuove malattie mentali.

INUTILITÀ DI UN BARBONE

UN ROGO A RIMINI

venerdì 7 novembre 2008

CRITICA DEL METODO PSICHIATRICO


L'AUTORITARISMO È ANCHE
UNA QUESTIONE DI METODO

La Psichiatria che tratta di “malattie mentali”, di psicofarmaci, di TSO, di ricoveri, di diagnosi, è anche una questione di metodo. Una critica delle Psichiatrie dell’istituzione Dipartimento di Salute Mentale non può fare a meno della conoscenza del metodo per la critica del metodo stesso. Alla Psichiatria l’autoritarismo viene anche dai modelli adottati, dalle diagnosi, dalle classificazioni, dalle misurazioni. È facile una critica dell’autoritarismo della contenzione fisica o chimica. Più complicato è criticare l’autoritarismo del metodo. Dove una critica genericamente anti-psichiatrica temporeggia alla ricerca di una malattia nella lesione d’organo, le Psichiatrie introducono la dimensione fisica dell’informazione dalla quale derivano ulteriori modelli di malattia. Non per questo vogliamo giustificare il nuovo autoritarismo. Ideologia e pregiudizio prevalgono su scienza, cultura e buon senso. È anche da tanti psichiatri che proviene una critica all’ipotizzato fondamento scientifico della Psichiatria. Il concetto e il modello di “malattia” cambiano nel tempo. In campo biologico si identifica una causa necessaria, anche se non sufficiente, a determinare la malattia. Chi si occupava di “malattia mentale” era laureato in “Medicina e Filosofia”. Alla fine del ‘700 la Psichiatria si pose nel filone della Medicina. La Medicina si avvale di concetti, teorie, sistemi non congruenti con il campo di studio medico. In Psichiatria sono i comportamenti ad essere “malati” o abnormi. Il fatto psichiatrico non può essere circoscritto nell’arida descrizione del naturalista. Da qualsiasi parte si contesti la Psichiatria si contesta la diagnosi. Insuccessi nel tentativo di uno statuto più aderente alla scienza. Gli indicatori del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali) sono del tutto arbitrari. Una classificazione ateoretica frutto di un compromesso. Non si distinguono sintomi “primari” come conseguenza diretta della malattia. Nessuna correlazione tra causa ed effetti. Le classificazioni che portano alle diagnosi sono puramente intuitive e ipotetiche. La individuazione e la raccolta degli indicatori di malattia dove non impossibili sono arbitrarie. Se i sintomi rimangono alla base della Psichiatria si oppongono al principio di indeterminazione di Heisenberg. Alla ricerca della riproducibilità e dell’oggettività dei fenomeni. Tra reliability (affidabilità) e validity (validità) c’è la differenza che c’è tra il fast food e la buona cucina. Le diagnosi non sono malattie. Le misurazioni psichiatriche contrastano con i principi base della logica. Tutti i presupposti teorici delle Psichiatrie sono ancora tutte da verificare. I postulati della Psichiatria sono in contrasto con le evidenze della moderna epistemologia e psicologia. Il metodo per potersi criticare si deve conoscere. Nessuno meglio dello psichiatra sa parlare del metodo. Dove vanno le Psichiatrie. (Leggi tutto)

La Redazione

mercoledì 5 novembre 2008


«VOGLIAMO LA VERITÀ»
Ad ottobre Renata Laghi muore in un
reparto della Salute Mentale di Forlì
Il 6 ottobre scorso, a 53 anni, Renata Laghi muore per «arresto cardiaco» presso un Dipartimento di Salute Mentale, in circostanze poco chiare. A fine settembre viene accompagnata all’ospedale di Forlì per una visita. Il medico, dopo aver deciso un ricovero immediato per Renata che rifiuta volendosi ricoverare in un’altra struttura, ordina un Tso, (Trattamento Sanitrio Obbligatorio) e da quel momento in poi Roberta non tornerà più a casa. Renata è stata trovata dai suoi legata a letto, sporca, assetata. Riferiva che la maltrattavano, che la picchiavano e la umiliavano. Sul suo corpo sono state notate un sacco di ematomi. Andare per tribunali è costoso. La famiglia di Renata chiede aiuto. (Leggi l'articolo)

giovedì 30 ottobre 2008

UNA RUBRICA IN AFFINITÀ

La Sifilide fu il modello per la nascita della
"malattia mentale".

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Per il “Progetto Contraria-Mente”, quale occasione e punto di vista trans-psichiatrico, attraverso gli A-Periodici online del “Progetto” invitiamo i vari gruppi che si pongono in senso critico contro le Psichiatrie integrate nel Dipartimento di Salute Mentale a partecipare alla iniziativa di lotta
UNA RUBRICA IN AFFINITÀ
dove raccontare i fatti della violenza istituzionale. Vogliamo raccontare i fatti; non quelli della Psichiatria ma quelli del Dipartimento di Salute Mentale di oggi che documentano la nuova istituzione e danno atto di un nuovo Manicomio diffuso sul territorio nella sua nuova iconografia post-manicomiale e post “180”.
Non avremmo bisogno di chiamarla “schizofrenia” né “malattia mentale”. Avremmo solo bisogno di ri-abilitarci, di ri-acquisire la perduta abitudine nel saper fare e nel essere persone tra le persone, individui tra gli individui, uomini tra gli uomini, liberandoci dalla millennaria delega della nostra vita all’organizzazione delle Utilità, dell’Economia, del Dominio, dello Stato.
Peccato che molto spesso i successi producono “sopravvissuti” legati a vita all’Istituzione tra psicofarmaci e una pensione d’invalidità, legati a vita attraverso un invisibile filo che mantiene un cordone ombelicale di sicura dipendenza dal Servizio in qualsiasi spazio ci si trovi.
Questo non certo per la cattiveria degli psichiatri, tra l’altro profondi conoscitori della “malattia mentale” ma per il più che semplice motivo che, nonostante la loro conoscenza scientifica e il loro spirito di abnegazione, c’è sempre qualcosa che va storto, qualcosa che sfugge e che si chiama nuova cronicità e definitiva esclusione sociale. Di tutto ciò è accusato il cervello. Noi non sappiamo perché ma basta solo chiederlo agli psichiatri per ottenere una risposta scientifica. Qualcosa che va talmente storto che porta noi a parlare di Manicomio diffuso sul territorio e porta Guzzanti a proporre un riconoscimento legale a quanto già avviene lasciando presagire la riproposizione di un molto più ampio e autoritario Manicomio.
I fatti che vogliamo raccontare sono quelli non della Psichiatria ma di una logica e di una cultura psichiatrica autoritaria che si è riciclata nel Dipartimento, proprio a partire dall’avvio della “180” e nonostante la stessa legge; sono i fatti delle Psichiatrie e di tanti altri “Psi” ancora che si sono integrati in una pratica autoritaria comune, in una istituzione comune e condivisa.
Allora vogliamo narrare andando oltre la gelosia del proprio orticello, oltre la concorrenza da bottegaio, pur mantenendo l’esclusività del proprio giornale, del proprio blog, del proprio sito.
A tal proposito come “Progetto Contraria-Mente” in una cornice trans-psichiatrica, proponiamo una “azione in affinità”, uno spazio comune pur nella specificità del proprio sito; un’area comune che sia anche funzione e progetto comune: denunciare il Dipartimento che si apre sempre più al Manicomio fino alla vergognosa proposta dell’attuale Governo, passante per uno dei tanti galoppini dello gnomo, la proposta Guzzanti.
Invitiamo gruppi e individualità che vogliono aderire alla iniziativa a volerci comunicare la propria adesione.
La Redazione del
"Progetto Contraria-Mente"

sabato 25 ottobre 2008

IL MANICOMIO DI GUZZANTI

SE RIAPRONO I MANICOMI

Una ignobile proposta del Governo del Cavaliere senza mentite spoglie vuole riaprire i Manicomi

"Progetto Contraria-Mente"

“Modifiche e integrazioni della legislazione psichiatrica nazionale” – Una proposta di legge “Presentata dall’On. Paolo Guzzanti” che tenta di dare un colpo definitivo alle già precarie condizioni di persone diagnosticate dai servizi del Dipartimento di Salute Mentale e delle loro famiglie. Paolo Guzzanti, deputato del Popolo delle Libertà è anche giornalista, politico e conduttore televisivo italiano. Riformare la legge Basaglia che nega l’esistenza della malattia mentale e con la quale l’anti-psichiatra si proponeva di disintegrare la famiglia borghese, far esplodere le divisioni di classe, aprire la strada alla rivoluzione; il tutto sulla pelle dei malati e delle loro famiglie. Se la proposta di Guzzanti dimostra l’antipatia per i comunisti non ci può interessare di meno, che dimostri prima di tutto il cinismo nei confronti dell’individuo in generale e della persona che vive condizioni di Disagio Relazionale… è un’altra cosa. In questo senso la proposta ci fa proprio schifo. È urgente un’azione di difesa da simili attacchi alla dignità umana.
Ancora un Governo per gli individui. A quando la rupe spartana. Intanto lo Stato propone il ritorno dell’accalappiamatti. La dittatura non necessariamente si esprime con i carri armati per le strade. Un’Economia globale richiede uno Stato di polizia. Ogni istituzione ha il compito di incrementare il controllo degli individui. A fianco del Carcere, la Sanità attua un maggiore controllo anche attraverso l’integrazione delle Psichiatrie con il consumo di psicofarmaci. Alcune forme di disagio sociale vengono così controllate dalla Medicina. Ancora una volta per il Disagio Relazionale c’è un grosso peso da pagare. Tra rupi e monti il Manicomio è tra noi. Tra la Tarpea e il Taigeto della democrazia. La logica dell’Economia può sopravvivere solo come dittatura. Individui toccati dalla diagnosi e dal trattamento delle Psichiatrie costretti a ripetute esclusioni. I governi continuano a manganellare i sudditi, non ultimi ancora gli studenti in piazza. Tra le flatulenze dello gnomo pelato spunta il Manicomio “umanizzato” del parlamentare Guzzanti. Hanno tutti i numeri affinché la promessa venga mantenuta. La realtà manicomiale in atto è già un vantaggio, basta qualche aggiustatina “empatica”. Un riconoscimento e un supporto legislativo ad un Manicomio già diffuso sul territorio. Il problema non è una nuova riforma quanto un peggioramento delle già spaventose condizioni dei diagnosticati. Più che tornare indietro è solo lo Stato che nella Psichiatria assume forme di dominio diverse. La distruzione della vita, della salute, della libertà, della dignità degli individui rimane una costante di ogni governo. È sempre il momento di fare fuori dalla propria vita ogni forma di potere organizzato. La necessità della rivolta è la necessità della libertà anche quando ci troviamo in situazioni di “Disagio Relazionale”. La stigmatizzazione si rimodella. Una cosa è dominare le persone con la “cura” un’altra è la solidarietà del prendersene cura.
Se riaprono i manicomi. Nessuno può tirarsi fuori. L’aveva promesso. La mente di Guzzanti. Quali EBM? Strumenti di quale scienza? Ancora Psichiatria? Le “Cliniche Umanizzate”. «Nuove Cliniche». Guzzanti e Orsini: unico riformismo. La terminologia. Servizio accalappiamatti. Ricovero come galera. Finalmente un TSO come si deve. Autorità maniacale dei nuovi SPDC. La relazione empatica in bocca a Guzzanti. Padroni di cavalli. Non è questione di parole. Non riconosciamo padroni. La relazione empatica è contro la relazione di potere. Denunciamo. Dalla cura al prendersi cura. Per evitare un peggioramento.
La Redazione di:

L’Incompatibile
Contraria-Mente
Contraria-Mente-Nero

domenica 19 ottobre 2008

LA MENTE DEPREDATA - T. SZASZ

Trans-psichiatria la scelta di un punto di vista. La spartizione di un bottino. Metafora differenziale. La Psichiatria dopo la guerra. Szasz e Anti-psichiatria un nemico diversamente comune. Le distanze dall’Anti-psichiatria. Psichiatria una specializzazione della mitologia. Contro la violenza psichiatrica ma favorevole ad un trattamento liberamente scelto. Per un approccio analitico alla Psichiatria. L’Anti-psichiatria pretende una supremazia del folle sul sano. Kingsley Hall come una qualsiasi istituzione psichiatrica. Per Szasz dove non c’è malattia non c’è niente da curare. Laing e la vittimizzazione: “folli” virtuosi ma vittimizzati. L’Anti-psichiatria impone ai contribuenti di pagare il viaggio nella follia. Continua il trattamento morale della Psichiatria. Szasz è contro l’assistenza sanitaria gratis alla “follia”. Le persone chiedono o rifiutano l’aiuto psichiatrico? Analogie tra Psichiatria, Psicoanalisi e Anti-psichiatria. Laing predicatore della Nuova Sinistra e intollerante fanatico religioso, retorico. Psichiatri e anti-psichiatri fanatici religiosi. La critica di Laing simile a quelle del marxismo e del collettivismo. Dove c’è inautenticità c’è “schizofrenia”. Alla base della teoria sulla “schizofrenia” di Laing c’è il “non autentico”. “Schizofrenia” per la Psichiatria, “autenticità” per l’Anti-psichiatria, sono simboli sacri. Critica dell’idealizzazione della follia. Szasz è per una Psichiatria più umana e non coercitiva. Cooper confonde se stesso con Gesù Cristo. Cooper a Laing vogliono imporre i propri valori sul mondo. Per l’Anti-psichiatria la vittoria sulla follia è una fratellanza collettivistica. Il paternalismo di Laing. Il disprezzo per i costi. Laing e Cooper anti-psichiatri. Sostengono l’imposizione e rifiutano il contratto. Dalla malattia alla società malata. Szasz: non contro gli psichiatri ma contro quello che fanno con violenza. La “schizofrenia” non è accertabile con evidenze mediche. Mary Barnes, sempre schizofrenica, guarita alla sacra moschea dell’Anti-psichiatria. Le mistificazioni dell’Anti-psichiatria. Per gli anti-psichiatri la schizofrenia non è una malattia ma la curano ugualmente. Laing dice e scrive luoghi comuni. Fa promesse ma non le mantiene. Le contraddizioni dell’Anti-psichiatria. Se un individuo va oltre i confini dell’Io. Kingsley Hall “un ospedale vero e proprio”. Lo stile arrogante e mistico di Laing. Funzioni terapeutiche non definite. Laing non vuole comunicare ma convertire. Simmetria tra Psichiatria e Anti-psichiatria ma entrambi contengono qualche dose di verità. Se si ha un sé non autentico. Lo schizofrenico superiore alla gente comune. Laing continua la tradizione di Bleuler e di Freud. Analogie. I ricoveri dell’anti-psichiatria come quelli della psichiatria. Metafore prese in senso letterale. Gli anti-psichiatri invertono il vocabolario della Psichiatria. Schizofrenia tra malattia e viaggio. Analogia tra anti-psichiatri e marxisti. Tutti vittime di un saccheggio? Alla vittima di un saccheggio nulla di se stessa rimane. Il modello dell’Anti-psichiatria è quello dello sfruttamento e del colonialismo. Per Cooper ognuno di noi è vittima di un furto. La mente saccheggiata. Szasz critica Proudhon attraverso Searle. Per Szasz i giovani vogliono distruggere le istituzioni perché sono invidiosi. Psichiatria e Anti-psichiatria un cannibalismo comune. Da un cervello biologicamente sano ad un sé vero e autentico. Se la sifilide distrugge il cervello la civilizzazione distrugge il sé. Cosa in fondo in fondo pensa Szasz? Cambia solamente tipo di metafora. Cos’è la schizofrenia per Szasz. Dove la “schizofrenia” si chiama “malattia” Szasz chiama i medici carcerieri e i “pazienti” prigionieri. Szasz una bella domanda: si chiede se veramente Laing abbia fatto di Mary Barnes una pittrice di talento. Szasz tra le righe e oltre. Tutto qui? (Ga.Bo.)

venerdì 10 ottobre 2008

QUESTIONE D'AFFINITÀ

Sotto il termini di “Anti-psichiatria”, coinquilini dello stesso pantano, troviamo veramente di tutto e il contrario di tutto. Non ci può interessare di meno. Come api attingiamo al nettare che lotte e immani sofferenze hanno per noi generose approntato; come sicuri sostenitori della relazione empatica contro ogni relazione di potere, contro ogni potere e contro ogni struttura di potere, siamo critici e respingiamo ogni dogmatismo, ogni autoritarismo, ogni acritica posizione ideologica che, se promette critica contro la Psichiatria, molto spesso ne ripercorre il comportamento e la modalità relazionale. Come fa Adornetto che non è il solo nell’Anti-psichiatria ad essere incollerito nei confronti del Dipartimento ma non per questo più critico fino ad essere infamante nelle sue ciniche conclusioni. In tal senso nel filone anti-psichiatrico troviamo lotte significative, intelligenti e critiche come troviamo conclusioni indegne come quelle dell’anti-psichiatra Natale Adornetto che indifferentemente pone l’occasione “Trans-psichiatria” tra psichiatri, mafiosi e fascisti. Sono tante le leggerezze dell'Anti-psichiatria che giustificano la nostra scelta di una discriminante nell'occasione "Trans-psichiatria". Proponiamo alcuni documenti che hanno accompagnato una presa di distanza della Trans-psichiatria dalla conclusione a cui perviene l'anti-psichiatra Adornetto che non possiamo non ritenere che manipolativa e infamante. Per noi la ricerca di affinità di metodo e di progetto è alla base dell'azione Trans-psichiatrica.

1) PSICHIATRI E MAFIOSI di Natale Adornetto
2) RICHIESTA DI COMUNICATO STAMPA DI RETTIFICA di Contraria-Mente
3) RISPOSTA DI ADORNETTO A CONTRARIA-MENTE
4) «TRANS-PSICHIATRIA: UN CHIARIMENTO» di Natale Adornetto
5) COMUNICATO STAMPA di Contraria-Mente
6) QUANDO LA RETTIFICA È PIÙ INDEGNA DELL'INFAME SCORRETTEZZA - la Redazione di Contraria-Mente

La Redazione
A-Periodici online del
"Progetto Contraria-Mente"

martedì 7 ottobre 2008

COMUNICATO STAMPA




Il 30 Settembre 2008, lo psicologo anti-psichiatra dottore Natale Adornetto con una e-mail ampiamente diffusa, avente per argomento «Psichiatri e mafiosi» pone la Trans-psichiatria tra Psichiatri, mafiosi e fascisti.
«Possono chiamarla (…) trans psichiatria (…) MA SEMPRE PSICHIATRIA È (…) e le basi della psichiatria madre sono la violenza, l'autoritarismo (…) basi che stanno alla base anche della mafia e del fascismo.»
Lungi dal volere evidenziare, non ce n’è bisogno, di come l’occasione Trans-psichiatria niente abbia né può avere a che fare né a che spartire con nessuno dei gruppi autoritari tra i quali l’anti-psichiatra Adornetto l’ha inserita

EVIDENZIAMO E CRITICHIAMO

la manipolazione condotta dall’Anti-psichiatra Adornetto come infamante sia della proposta Trans-psichiatria che dello stesso “Progetto Contraria-Mente”.
Nello stesso tempo, cogliamo l’occasione per ricordare ad Adornetto e a tanta Anti-psichiatria autoritaria che il metodo proposto dal punto di vista trans-psichiatrico è prima di tutto una chiara e inequivocabile discriminante sia rispetto all’autoritarismo di tutti quei gruppi a cui lo psicologo si riferisce sia rispetto ad un’abitudine all’autoritarismo di tanta parte dell’Anti-psichiatria italiana.
Ad una nostra richiesta mirante ad un chiarimento pubblico e per una revisione e rettifica di quanto scorrettamente detto e sostenuto, il dottore Adornetto, oltre che rispondere in modo parziale e ulteriormente manipolatorio, risponde con una rettifica più indegna dell’originaria infame scorrettezza.
Conosciamo personalmente lo psicologo Adornetto, a fianco delle cui lotte siamo stati e del quale sappiamo quanto pesante a lui siano state le Psichiatrie del Dipartimento, ma quel chiarimento e quella rettifica se non le ha fatte lui nei termini da noi richiesti non ci resta che farle noi.
Non sentiamo certo Adornetto un nemico, che rimane comunque altrove; non riteniamo comunque possibile né opportuno da nessun punto di vista relazionarci ulteriormente con componenti dell’Anti-psichiatria dal comportamento più che scorretto, autoritario, dogmatico e spesso cieco al punto della continua diversità di pensiero di chi sta parlando senza sapere veramente di cosa sta parlando. Se la diversità del pensiero trova il suo valore nel distinguersi dal pensiero unico non riusciamo a trovare alcuna affinità né con chi parla senza sapere di che sta parlando né con chi ritiene che dal definirsi “psichiatrizzato” gli possa o gli debba derivare una patente in più nel variegato pantano antipsichiatrico.
Una cosa è la critica anti-psichiatrica, un’altra è la manipolazione anti-psichiatrica dove perfino il punto di vista trans-psichiatrico si può trovare apparentato, secondo Adornetto “poeta vero”, tra psichiatri, mafiosi e fascisti. Una questione di scelte e il dottore Adornetto ha fatto le sue. Noi abbiamo fatto le nostre.
Preferiamo tutt’altra poesia a quella di Adornetto.
La Redazione del

"Progetto Contraria-Mente"


(07 Ott. 2008)

giovedì 2 ottobre 2008

DALLA PARTE DELLA SCIENZA


LA COSCIENZA NON SI TROVA

«Nel corso degli ultimi decenni si è assistito a un rinnovato interesse per lo studio scientifico della coscienza. La nostra comprensione della natura e delle basi neurobiologiche della coscienza (“anima” nel pensiero filosofico e religioso) è ancora agli inizi, e ciò è in parte dovuto alla presenza di intrinseche ambiguità concettuali. Le patologie neuropsichiatriche, e in particolare l’epilessia, rappresentano una finestra privilegiata da cui è possibile indagare i correlati cerebrali delle alterazioni del normale stato di coscienza.» ([1])
Anima”, solo nel pensiero filosofico e religioso? Non anche in quello psichiatrico? E che cos’è la “psichiatria” se non il progetto realizzato che, delegando alla Medicina, quindi al medico, la cura dell’anima, fa della conoscenza del rapporto medico-anima-individuo una disciplina, dichiarata e sigillata come scientifica e chiamata “Psichiatria”?
Il termine “Psichiatria” deriva dal greco psyché (ψυχή) = spirito, anima e iatros (ιατρός) che significa medico. Letteralmente disciplina che si dovrebbe occupare della cura dell'anima.
Oltre a non essersi trovato niente, nella Medicina ufficiale, che potesse andare sotto il nome di “anima” niente s’è trovato sotto la sua più moderna denominazione di “coscienza”. Niente s’è trovato come fondamento biologico della coscienza. Addirittura «la nostra comprensione della natura e delle basi neurobiologiche della coscienza (“anima” nel pensiero filosofico e religioso) è ancora agli inizi
In altri termini, ancora oggi, alla base della Psichiatria, parte in pieno della Medicina, esiste solo una mai trovata “anima” e una mai trovata “coscienza” per non dire che siamo molto lontani dalla comprensione della natura e delle basi neurobiologiche della coscienza. Esiste solo una mai trovata “malattia”. Una tale fondamentale e profonda ignoranza è oggi la suprema qualità che fa della Psichiatria una Scienza, il presupposto per fare dell’Istituzione Psichiatrica prima di tutto una istituzione dell’inganno e una istituzione autoritaria, di potere, di dominio. In una condizione in cui la Psichiatria giustifica se stessa, la Medicina giustifica la Psichiatria, lo Stato giustifica la Medicina che giustifica la Psichiatria, in cui la società avalla il reciproco giustificarsi delle istituzioni di potere, è chiaro che ci troviamo in una condizione di dittatura della Psichiatria; veramente in una istituzione del male mentale.
Tutto questo discorso oggi più che alla Psichiatria è da riferire al Dipartimento di Salute Mentale che è l’organizzazione integrata di tante Psichiatrie; ed è questo discorso che fa concludere per il disastro, a diversi livelli, che consegue al definire “malattia” certi, anche inspiegabili, fenomeni che riguardano l’essere umano. Non ci stiamo qua fossilizzando sulla polemica del dualismo “malattia si/malattia no”; stiamo prendendo atto di quanto la Medicina dichiara in uno dei suoi momenti più alti di pubblicità, il XII Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia. Allora i cosiddetti “malati mentali” sono anche “malati di niente”, “non hanno niente”. Ecco. Qua incomincia la sfida che si pone in punto di vista trans-psichiatrico. Non hanno niente e non sono niente. La sfida, oltre la mummificazione nel dualismo “malattia/non-malattia”, è proprio nell’andare a rintracciare l’individuo lì dove si trova, in quel qualcosa che ha oltre il niente che ha, in quel qualcosa che è oltre il niente che è.

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[1]) La coscienza in neuropsichiatria, MODERATORI: F. Monaco, G. Giorello; Epilessia. Una finestra sulla coscienza, F. Monaco, A. Cavanna, Clinica Neurologica, Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro”, in: XII Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia, PSICHIATRIA LE DOMANDE SENZA ANCORA UNA RISPOSTA, Roma, 19-23 Febbraio 2008, Abstract Book.

sabato 27 settembre 2008

TRANS-PSICHIATRIA

TRANS-PSICHIATRIA


Un'occasione

oltre la Psichiatria

oltre l'Anti-psichiatria

oltre la Non-psichiatria


A partire da Rimini 2008. Linguaggi diversi? Si può capire la Trans-psichiatria? Sappiamo di che stiamo parlando. Un linguaggio condiviso. Odor di tradimento. Per non dimenticare. Un chiarimento trans-psichiatrico. Da Szasz a Di Paola. Onestà e retorica. Uno psichiatra in nome della Scienza. I pensieri delle Psichiatrie. Anima persa. Né cura né prendersi cura. “180” una rivoluzione fittizia. Una situazione oltre il niente che ho. La differenza nelle analogie. Un discorso a-relazionale. Szasz insegna. Guardie e ladri. La categoria del derubato. La “causa” nell’Anti-psichiatria. Facce della stessa medaglia. La Psichiatria di oggi. Non è un problema di Scienza. La malattia? Dipende. Psichiatrie integrate nel Dipartimento. Tanti psichiatri quanti Psichiatrie. Psichiatrie integrate nel potere. Quale “Anti-”. Contro ogni relazione di potere. Psichiatrie integrate nell’autoritarismo del Dipartimento. Manicomio e Dipartimento stesso autoritarismo. L’Anti-psichiatria dei nostalgici. Chi può arrivare prima della Psichiatria. Una triplice lotta. La centralità dell’individuo. I pericoli della delega. Ogni approccio è una promessa. Anche l’ignoranza è strumento di potere. C’è sempre una questione di metodo. Il pericolo delle nostre relazioni di potere. Dipartimento come Manicomio. Un punto di vista trans-psichiatrico. Psichiatria cieca. Aprire varchi in affinità. Un’azione oltre. Da malati di niente a finalmente malati. Dare occhi all’azione. L’azione trans-psichiatrica. Con il potere e con la Psichiatria abbiamo in comune prima di tutto il linguaggio. Con la trans-psichiatria vogliamo porre una discriminante di metodo e progetto. Quello psichiatrico è solo appena un granello dell’abnorme potere dello Stato. Non per questo sposeremo una critica qualsiasi solo perché si cinge della qualifica di anti-psichiatrica. Da Szasz a L’istituzione del male mentale, di Di Paola. Leonardo Ancona critica Szasz: come Don Ferrante. I pensieri infiniti delle Psichiatrie. Il medico dell’anima che cosa sta continuando a curare di una mai trovata anima né di un mai trovato suo moderno succedaneo. Curasse almeno l’uomo che si crede portatore di un’anima, di una psiche e di una loro malattia. La “180” ha cambiato i connotati alla violenza. L’Istituzione cambia le facoltà della conoscenza. Quel qualcosa che hanno oltre il niente che abbiamo. Ogni spazio fisico, mentale e relazionale può rappresentare un’occasione verso l’altrove. Istituzioni totali tra analogie e differenze. È la pistola a produrre comportamenti insensati. Psichiatria e Anti-psichiatria hanno un derubato in comune. In quali panni calarsi è sempre una scelta. La Psichiatria e la malattia hanno uno statuto epistemologico? Con la Psichiatria cambia la malattia. Mille psichiatrie. Psichiatrie e psichiatri integrati nel DSM. Necessità di analisi della Psichiatria del Dipartimento. Non tutte le Anti-psichiatrie si confanno per affinità al “Progetto Contraria-Mente”. La Psichiatria, anche nel suo modello Dipartimento, riflette il modello del potere statale. Anche il Dipartimento è figlio dell’Anti-psichiatria. Della “malattia mentale” non abbiamo capito né che cos’è né cosa non è. Reciproci riciclaggi. L’Anti-psichiatria dei nostalgici, delle vedove e degli orfani. Il Dipartimento è incapace di mantenere la promessa cura. Dove c’è la Psichiatria nessuno può arrivare prima. L’istituzione cambia discorsi diversi in strutture di morte e controllo sociale. Il potere della delega in senso autoritario. Una cornice istituzionale trasforma anche l’ignoranza in strumento di dominio. La giostra del metodo istituzionale. Siamo sempre su una giostra. Qualche volta in controsenso. L’istituzione non ha spazio per uno sguardo olistico dell’individuo. È l’affinità di metodo che guida la nostra relazione. Un’azione al di là dell’ideologia. Un meccanismo Ex adiuvantibus. Dove una richiesta giustifica una malattia. In ogni caso vogliamo sapere di che stiamo parlando. Verso l’individuo in quel qualcosa che ha oltre il niente che ha. Verso l’individuo in quel qualcosa che è oltre il niente che è. (Leggi articolo)

mercoledì 10 settembre 2008

COSA HO OLTRE IL NIENTE CHE HO

Una rubrica de "L'Incompatibile"
A-Periodico online del
"Progetto Contraria-Mente"

Nell’individuo cerchiamo sempre quel qualcosa oltre il niente che ha. È sempre necessario sapere di che stiamo parlando se non altro per orientarci nella relazione che manteniamo attraverso la comunicazione. Cos’hanno quegli esseri umani? Cos’hanno quegli individui? Quelle persone? Hanno di tutto e hanno di niente. Oggetto dei pensieri di tanti. Possono come no avere qualcosa. A seconda di chi li guarda. Hanno quelli, nessuno dei quali s’è fermato a farsi da loro raccontare cos’hanno anche quando non hanno niente. Noi ce lo faremo raccontare.
Se i sensi non c’ingannano totalmente, in noi, in condizione di Disagio Relazionale, qualcosa succede. Facciamo delle cose a seconda di quello che ci succede. La condizione di Disagio Relazionale, senza qualcosa che la descrive, pone tutti sullo stesso piano. Piano che diventa individuale e unico tutte le volte che quel Disagio assume le sembianze della persona che lo porta. Personale, individuale, unica come unico è l’individuo che si trova in quella sua particolare e del tutto personale condizione. Allora: “cos’hanno quegli individui?” non sembra domanda corretta. Nemmeno: “cos’ha quel’individuo?” Forse sarebbe più opportuno che noi ci chiedessimo cos’è quell’individuo. Qual è in un certo momento il suo vissuto che produce un Disagio prima ancora di poterlo mettere in comune col mio.
Così abbiamo pensato che non c’è di meglio che farsi raccontare cos’ha dalla stessa persona che ce l’ha. Questa Rubrica è allora di quelle persone che credono o sentono di avere qualcosa di quella cosa che, col suo essere niente, ci fa parlare di condizione di Disagio Relazionale. Non chiederemo alle persone se hanno o non hanno una malattia, cosa che rimane un fatto del tutto personale e individuale. Come non ci interessa il medico che dichiara la di lui condizione una “malattia”, come non ci interessa chi la definisce “non-malattia”. Dopo tutto in entrambi i casi è posta sempre una diagnosi di tipo medico. Anche a noi serve una diagnosi e quella medica, per fortuna, non è l’unica diagnosi possibile. Il medico che cerca una malattia e un malato pone una diagnosi medica. Anche noi abbiamo bisogno di una diagnosi, di quella che ci serve a trovare l’individuo… anche quello che ha bisogno di un medico. Dopo tutto cos’è se non una diagnosi quella che mira a trovare nell’individuo cosa questo abbia oltre il niente che ha?
La Redazione

giovedì 4 settembre 2008

ALICE BANFI E IL ROMANZO DI UNA MATTA

DIPARTIMENTO
Il primo dell'anno lo passai immersa nella mia urina, con mani e piedi legati. Ma Alice promette: "Tanto scappo lo stesso".
UNA LAMETTA
CONTRO LA PSICHIATRIA
a cura di
Gaetano Bonanno
Alice Banfi gliel’ha promesso: “Tanto scappo lo stesso”. In un Romanzo la denuncia contro la Psichiatria. La furia delle inutilità della follia. È una malattia l’inganno della follia. Un’ipotesi di moda tra le tante. Torture da democratica dittatura. Una rivolta individuale contro la Psichiatria. Sanitari laureati in Agraria? Se un guazzabuglio è nella cosa delle cose. Chi ha paura della malattia? A trent’anni niente da festeggiare. Il fittizio della cartella clinica. Appunti fuoriluogo e fuori cartella. Chi è arrivato da Alice prima della Psichiatria? La Psichiatria non si può riformare. Il reparto psichiatrico è solo uno dei servizi del Dipartimento. Oltre il dualismo “malattia/non-malattia”. Per un approccio trans-psichiatrico. Mente Alice o mente il Dipartimento di Salute Mentale? È meglio rivolgere la lametta contro la Psichiatria che contro le proprie martoriate carni. È facendo a meno della relazione di potere che impareremo a fare a meno del potere stesso. Compagni di cella: Francesca, Conchiglia, Simon, Margherita, Maria Paola, Klara, il biondo ragazzino, Piero, Luigi, Elena, Rosalia, Matteo, Ibrahim, Marta. Qualcosa inquieta di più che se si trattasse di una conclamata malattia. È sempre un movimento relazionale che ci racconta della vissuta sofferenza. Un clima carcerario e da caserma. La complicità degli infermieri nuovi aguzzini. La letteratura post riforma non prescrive violenza e autoritarismo. Come tagliano le lamette nella stanza n°19. L’empatia del drago. Dipartimento: più che scelta assenza d’alternative. Tra l’Istituzione delle Psichiatrie e il monopolio del Dipartimento uno sciamano. Abolire la contenzione deve essere un progetto comune. La solidarietà è un’arma contro la violenza istituzionale. La Psichiatria parte di un più ampio settore medico. Antonucci, Cotti, Basaglia e un’interpretazione socialista della malattia. Nel Dipartimento si sono incontrate più Psichiatrie. Necessità di lotte intermedie. Organizzare Gruppi Autonomi di Base con funzione di difesa. Contro l’Istituzione è urgente sapere di che si sta parlando. L’SPDC esprime la massima violenza del Dipartimento. Necessità dell’azione diretta alla morte sociale a vita. La dignità della fuga, dell’azione diretta non nega la condizione di disagio. Capacità empatica e di solidarietà di Alice. Gli stessi “pazienti” suggeriscono inascoltati la relazione terapeutica. Matti e senz’amore. Non tutti siamo capaci di relazioni appropriate. Una lettura medica a-relazionale della sofferenza a protezione dell’Economia. Uno strumentario sopravvissuto. L’infermiere può stare o con l’azienda o con gli esclusi. L’importanza di convincersi della malattia. Il tacco dell’infermiera aguzzina contro ogni diritto. La pericolosità dei sanitari più che follia è paura del regime. Quelle dei sanitari sono responsabilità e non malattie mentali. Tra Disagio Relazionale e “malattia mentale”. Infermieri che non curano né malattie né malati né persone. Un caso terminale. Qualche volta è meglio morire. Non tutti riescono a farcela come Alice. (LEGGI TUTTO)

ALICE BANFI, Tanto Scappo lo Stesso, Romanzo di una matta,

Ed. Stampa Alternativa, Pavona (Roma), maggio 2008; Libro, Pagg. 118, Formato: 12x17, Prezzo € 10,00.

http://www.stampalternativa.it/libri.php?id=978-88-6222-033-0


venerdì 22 agosto 2008

BANFI E SCHIAVETTI - APPUNTI FUORILUOGO E FUORI CARTELLA

Giovedì 4 settembre 2008 Ore 18.00

Presso: CLUB 180
Viale Montegrappa 9 - Mantova

Gianna Schiavetti e Alice Banfi presenteranno il proprio libro

“La schizofrenia non esiste, e se esistesse io vorrei averla”
e
“Tanto scappo lo stesso”

Casa editrice “Stampa Alternativa”

mercoledì 6 agosto 2008

TRANS-PSICHIATRIA

Manicomio



RIMINI. Un'occasione trans-psichiatrica.
Oltre la Psichiatria
ma anche oltre l'Anti-psichiatria

A Rimini si conveniva su un'esigenza e un bisogno, su il minimo comune denominatore, l’aspetto d’affinità che può accomunare i vari componenti: un’esigenza trans-psichiatrica. Per il momento in cui ai Dipartimenti afferiscono, volontariamente o coattivamente, masse diagnosticate o diagnosticabili, è importante, per più di un motivo, che questa esigenza accomuni sia la persona diagnosticata come lo stesso psichiatra che fa diagnosi, specie per il fatto che andare al di là della Psichiatria, significa per l’uno volere smettere di essere diagnosticato e per l’altro volere smettere di porre diagnosi e, per entrambi, andare verso la persona oltre la diagnosi con ogni strumento di distruzione della Psichiatria e di difesa della dignità umana. È a partire da questa affinità che Rimini è l’occasione per poter andare sia oltre lo stesso incontro ma anche per capire come andare oltre la Psichiatria.
L’occasione di Rimini vuole essere capace di dar vita a qualcosa di unitariamente diverso e non solamente condiviso che rappresenta non solo una contro Psichiatria ma anche una pratica relazionale trans-psichiatrica distruttiva della Psichiatria ma che va anche oltre l’Anti-psichiatria.
È questa riflessione che mi porta a pensare a Rimini come un’occasione trans-psichiatrica e occasione per un movimento Trans-psichiatrico che vada oltre la Psichiatria ma anche oltre l’Anti-psichiatria.
Ogni occasione è sempre e solo per chi la vuole cogliere.